ALL THE WORLD’S A STAGE, SEPTEMBER 13

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“If these be true spies which I wear in my head, here’s a goodly sight”
The Tempest, Act V, Scene 1

One shot [taken with Nikon 1 J2] and William Shakespeare’s Tempest verse from my September 13 one night exhibition at Teatro LabArca (via Marco D’Oggiono 1 Milano, 6 PM). Don’t miss All the World’s a Stage (curated by Loretta Valtz Mannucci and Federico Ramponi).

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For more info contact Teatro LabArca or  AREA 35 Art Factory.

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WANDA PERRONE CAPANO’S EVIDENCE

Wanda Perrone Capano, Milano, February 20, 2015_01_easy

Wanda Perrone Capano, Milano, February 20, 2015_02_easy

Wanda Perrone Capano’s b&w is a black and white where the black of the night rediscovers its own light. The strong contrast in the photos forces on observers the urgency of a decision: you are either with or against Wanda. The situations portrayed in the shots return an ancient depth to darkness but do not stifle its vibrant vitality. The night is alive and Wanda inhabits it.

DUE PAROLE SUGLI SCATTI DI YUKI SELI

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Si entra subito in sintonia con Sea We don’t See a cura di Rossella Menegazzo (all’Area 35 fino al prossimo 30 novembre), il più recente lavoro di Yuki Seli ispirato allo tsunami del 2011. Volenti o nolenti. E ciò avviene a causa della fragile e impressionabile natura umana. Yuki Seli sa pungere nel vivo i suoi simili. Cartoline che colgono la natura nel suo momento di staticità dopo la furia devastante, trovano nell’inconscio gli ultimi scampoli di un movimento troppo brutale per essere immortalato. Il mondo tace ma al tempo stesso sussurra. È come se Madre Natura ricordasse che, una volta finito lo spettacolo, a lei tutto ritornerà compreso l’uomo con le sue passeggere emozioni.

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SPAZIO ALLE BELLE PAROLE DEL CRITICO

Con le figlie, Self, self-portrait, Milano, late September 2014

Con le figlie (self-portrait), AREA35, Milano, late September 2014 [Canon EOS 1100D]

ALESSIO BRUGNOLI: <Così Vicino è un sezionare l’anima, riscoprire tramite l’obiettivo fotografico, le storie nascoste dietro l’apparenze di un volto; è un creare empatia, un dialogo a tre tra osservatore, fotografo e soggetto, accomunati dalla difficile esperienza di essere uomini. Una narrazione essenziale, in cui la cognizione del dolore abbandona il transitorio, per fissarsi nella memoria.>

SO CLOSE/COSÌ VICINO a cura di Federico Ramponi
CONTINUA presso AREA35, via Vigevano 35, Milano, fino al prossimo 2 OTTOBRE 2014

SO CLOSE/COSÌ VICINO OPENING NIGHT

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SO CLOSE/COSÌ VICINO a cura di Federico Ramponi
CONTINUA presso
 AREA35, via Vigevano 35, Milano, fino al prossimo 2 OTTOBRE 2014

I CLIC DI CESCHI SU “LA REPUBBLICA”

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A pagina XVIII di La Repubblica Milano, il collega Luigi Bolognini spende belle parole per l’imminente inaugurazione di So Close/Così vicino. Una gradita sorpresa l’incipit del pezzo di Bolognini con la menzione di Umberto Eco che fu, nell’immediato secondo dopoguerra, allievo di una delle mie nonne, la professoressa Giuseppina Malfatto.

SO CLOSE/ COSI’ VICINO a cura di Federico Ramponi
OPENING: Mercoledì, 24 settembre 2014, dalle ore 18.30 alle 21.30, presso la galleria AREA 35, via Vigevano 35, MILANO

IL FOTOGRAFO SI RACCONTA AL CURATORE

On the Stairs, Paris, Paris , April 2013

On the Stairs, Paris , April 2013 [by EJ, Canon EOS 1100D]

FEDERICO RAMPONI – Cosa ti ha spinto a provare per la prima volta a scattare una fotografia?

MATTEO CESCHI – Uhm… ricordo bene una vecchia Carl Zeiss. La sua custodia di pelle colore marrone caldo e il mirino ad ago. E la voglia di emulare gli adulti, mio padre in particolare, che fino a qual punto, i miei otto anni, direi con quasi assoluta certezza, si era incaricato di ritrarre noi altri della famiglia. Gli albi di famiglia zeppi di foto in bianco e nero e gli scatti a colori, i caldi colori delle pellicole degli anni Settanta, di mio zio a Bali.

FR – Cosa cerchi nella foto che stai per scattare?

MC – Un’espressione, un gesto, una postura, un guizzo di umanità che mi risulti, sembrerà strano dirlo, in qualche modo familiare. Cerco nell’altro quelle piccole e naturali imperfezioni che vedo allo specchio quando sono sufficientemente sveglio. Lo sconosciuto, così, non è in fin dei conti un assoluto estraneo.

FR – Quando una fotografia ti emoziona?

MC – Sempre, anche quando non è buona. La quotidianità è fatta di alti e bassi, la fotografia non fa altro che seguire, attraverso la curiosità del fotografo, questo andamento vitale.

FR – Cosa nasconde di te un tuo scatto?

MC – Una singola e sfuggente impressione del mio umore. Ma forse sarebbe meglio rivolgere la domanda a quel ristretto manipolo di persone, familiari e amici, che mi conosce a fondo.

FR – Come è nata So Close/Cosi Vicino?

MC – Ho ascoltato – in tutta confidenza, non mi capita così di sovente –  gli amici che si scaldavano a intermittenza per alcuni dei miei scatti “street”. In particolare Grant, Grant Rasheed, un caro amico australiano che si occupa da anni di diffondere nel mondo la bellezza onirica della cultura aborigena e oceanica. È grazie a lui che sono entrato in contatto con Giacomo, il fondatore di AREA35. Un grande incoraggiamento è venuto dalle conversazioni con Valentino Visentini, fotoreporter freelance di Toronto, con cui ho condiviso gli anni scalmanati dell’università e che, proprio grazie alla comune passione per la fotografia, ho ritrovato dopo 15 anni.

FR – Quale foto avresti voluto scattare?

MC – Sarò rapace nel rispondere e alquanto spudorato! Uno qualsiasi degli scatti di Robert Capa.

SO CLOSE/ COSI’ VICINO a cura di Federico Ramponi
OPENING: Mercoledì, 24 settembre 2014, dalle ore 18.30 alle 21.30, presso la galleria AREA 35, via Vigevano 35,  MILANO